Disturbo da attacco di panico : imparare a gestire la paura e l’ansia.

atteggiamento del girasole

Una parte rilevante del lavoro prevede anche l’applicazione di strumenti e metodologie di terapia breve e strategica e ipnosi senza trance (Mental research Institute Palo Alto – Watzlawick, Nardone) per modificare il modo di interpretare e reagire alle situazioni ansiogene, aiutando a trasformare un nemico (l’attacco) in un alleato una fonte di energia, di informazioni, di necessità interiori. In questa fase vengono utilizzate all’occorrenza metafore terapeutiche, prescrizioni specifiche del sintomo, role playng, negoziazioni interiori, tecniche di programmazione neurolinguistica, Gestalt, analisi transazionale, visualizzazioni guidate, letture ed esercizi di scrittura libera, affermazioni e ristrutturazioni congnitive, desensibilizzazione sistematica.

La percezione dell’ansioso spesso ingigantisce la pericolosità di ciò che gli accade interiormente o esteriormente e tende a svalutare le proprie risorse e le proprie capacità di gestire la situazione.
“La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire, non c’era nessuno.”
Generalmente già nelle prime 10 sedute si possono riscontrare miglioramenti sintomatici e coscienziali considerevoli e monitorati costantemente. Nella parte finale, aumenta la fase di comprensione del meccanismo di costruzione e mantenimento del problema, come nasce, da cosa, perché e come prevenirlo, gestirlo e sviluppare sempre maggiore autonomia e autogestione. Finita la fase più propriamente terapeutica, verificata la raggiunta autonomia si stabilisce un programma preventivo e di mantenimento. In tal senso ci avvalliamo dei programmi di educazione permanente al benessere ed alla salute proposti dall’associazione Il Centro.
Dai gruppi di Tecniche R.C.T., al programma I.S.P. al lavoro corporeo del SECO che così bene garantiscono una ideale prosecuzione di uno stato di consapevolezza e di volontà orientate alla salute ed al benessere psicofisico.

Il disturbo da attacco di panico

“La misura della resistenza che opponiamo alla vita, così possiamo definire il panico, che nella sua saggia furia ci ribalta fuori dalla nostra prigione di vetro.”

Cos’è

L’ansia patologica può assumere diverse forme. Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è caratterizzato da crisi di angoscia ed ansia acuta parossistica, che si manifestano in modo imprevedibile e incontrollabile e spesso senza apparenti legami con eventi esterni fisici. I dati nazionali ci dicono che il 90% degli italiani dichiara di soffrire di timori immotivati; il 30-35% prova panico sporadicamente; il 15% soffre di Dap, oltre due milioni di persone ne soffrono abitualmente, il 15% circa lo ha sperimentato almeno una volta nella vita. Le più colpite sono le donne: 2 a 1 rispetto agli uomini. L’età di insorgenza è intorno ai 15 – 16 anni, ma si sta abbassando sempre di più; la fascia più colpita si colloca fra il 18 e i 40 anni. Per quanto riguarda il contesto ambientale e socio-culturale di appartenenza, il DAP è molto più diffuso negli ambienti urbani che in quelli rurali e colpisce le persone di cultura media e medio-alta.

I sintomi

Il DAP comporta diversi sintomi di natura somatica e neurovegetativa: sensazioni di soffocamento e difficoltà respiratoria, tachicardia e palpitazioni, vampate di caldo e freddo, sudorazioni, formicolii, testa vuota, tremori, disturbi viscerali, ecc. e conseguentemente una forte reazione di ansia psichica e di paura di morire, impazzire, perdere il controllo, che portano ad una forte componente di ansia anticipatoria che crea le premesse per una condizione di autolimitazione fortemente condizionante. Una persona su due non guida più l’automobile, una su tre lascia il lavoro, la maggioranza conduce una vita di segregazione, vincolata da comportamenti “evitanti” di luoghi e situazioni potenzialmente ansiogeni o associati agli attacchi precedenti.

Cervello e panico

Nel panico i neuroni del Locus Ceruleus, all’interno del mesencefalo, vengono attivati in modo anomalo dalla crisi. Tutto il Sistema Nervoso Centrale viene coinvolto nella sensazione del panico. I nuclei respiratori, che si trovano nel midollo allungato (o “ponte”) vengono sensibilizzati in maniera errata, così da far ritenere insufficiente l’apporto di ossigeno. Sono conseguenza di ciò le caratteristiche crisi respiratorie.

Disturbo da attacco da panico: un approccio integrato per risolverlo‎

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Gianluigi Giacconi
Team Aspeera

Sono uno psicologo abilitato, formatore a livello aziendale, sportivo e naturopata. Riconosco, nella mia vita, un filo rosso che mi ricollega alla respirazione nelle sue varie sfaccettature.

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