Le emozioni nei bambini: come mantenerli mindfulness

immagine bambini emozionati in giardino

Nei bambini molto piccoli, che cominciano ad affacciarsi al mondo, è naturale uno stato di mindfulness continuo. Essi sanno vivere nel qui ed ora tutte le loro esperienze, sentire e manifestare prontamente le loro emozioni e percepirle nel corpo.
Quando, intorno ai due anni, avviene lo sviluppo del linguaggio, inizia a piccoli passi la perdita della consapevolezza mindfulness. Il linguaggio è la funzione tipica della parte neocorticale del cervello ( il cervello prefrontale o neocortex). A seconda dell’ambiente in cui il bambino vive, può cominciare da questo momento in poi, la repressione delle proprie emozioni e il disconoscimento delle sue esperienze.
Un primo passo per mantenere attivo lo stato mindfulness nei bambini molto piccoli sarebbe, ad esempio, quello di aiutarli a verbalizzare le proprie emozioni e quelle degli altri, specie di mamma e papà. Con parole molto semplici e senza giudizio:

  • “vedo che sei molto arrabbiato”
  • “sei triste”
  • “sento che provi paura”
  • “sei felice”
  • “la mamma è contenta di stare con te”
  • “la mamma prova rabbia in questo momento”

È sperimentato, in un attimo smettono di fare capricci e riprendono a stare bene, perché c’è qualcuno che riesce a dare un nome a ciò che provano e che li spaventa tanto.
Attenzione però: verbalizzare le emozioni affinchè vengano vissute ed integrate dai nostri figli richiede non solo un’assenza di giudizio da parte, ma anche il fatto che NOI STESSI riusciamo a vivere bene quelle stesse emozioni e a non giudicarle negativamente dentro di noi. I bambini sono sensibilissimi, si accorgono subito se stiamo loro mentendo o se le nostre parole sono in contraddizione con il nostro stato interiore.

Un altro esercizio molto interessante da praticare con i propri figli a qualsiasi età è quello di praticare la respirazione consapevole in loro presenza.
I bambini imparano a respirare imitandoci. Se la nostra respirazione è nevrotica e bloccata, anche loro prenderanno a respirare così. Per essere invece in uno stato mindfulness è necessario seguire la propria respirazione e renderla consapevole.
Facendo in loro presenza dei lunghi e profondi respiri, magari mentre li teniamo in braccio o guardandoli negli occhi, insegneremo loro a rimanere in contatto con se stessi e con il loro mondo interiore. Ad essere presenti a sé in maniera naturale e semplice.
Fare delle attività che richiedono concentrazione e presenza, come infilare delle perline o colorare dei mandala (ve ne sono di bellissimi anche per bambini) è un’altra attività molto interessante da praticare con i bambini specie in età scolare o dai tre anni in su.

famiglia in armonia

Ultimamente mi sto interessando molto al tema della respirazione consapevole e delle pratiche di mindfulness da introdurre nelle scuole e che vengano praticate dagli alunni e dai loro insegnanti insieme. Nelle scuole montessoriane questo già avviene, la mattina prima delle lezioni. Ma le scuole montessoriane sono delle perle e delle eccezioni nel panorama scolastico italiano, anche se questo metodo oramai si sta diffondendo sempre più e sta tornando in auge.
La vera sfida sarebbe quella di introdurre e, quindi, far compendere l’importanza di queste pratiche nelle scuole pubbliche, dove ne avrebbero più bisogno.
Sono numerosi gli esperimenti condotti soprattutto all’estero sui benefici dell’insegnamento di pratiche di meditazione, respirazione consapevole e mindfulness nelle scuole.

I bambini tornano ad essere calmi e concentrati, i ragazzi migliorano il loro rendimento scolastico.
Le tecniche RCT hanno un grande privilegio, quello di essere delle pratiche di respirazione consapevole, mindfulness e meditazione tutte insieme e contemporaneamente, con un notevole risparmio di tempo nella loro pratica. Il tempo è prezioso nelle scuole, dove le ore vengono riempite sempre più di impegni e nuove materie dai programmi ministeriali.
Insegnare a bambini, insegnanti e maestre, genitori le pratiche RCT permetterebbe il miglioramento della vita di tutti, specie dei nostri piccoli, che tornerebbero così a vivere nel loro stato naturale mindfulness che li accompagna sin dalla nascita e tale attività potrebbe essere affiancata ad altre pratiche di mindfulness, sotto forma di gioco, che potrebbero risultare più piacevoli e divertenti ai nostri bambini.

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Annarita Sarro
Annarita Sarro
Team Aspeera

Annarita Sarro, origini Calabresi, studente della scuola CNI del Dott. Giacconi a Udine, vive ad Assisi. Counselor professionista, pratica da 7 anni le tecniche RCT,
Ha un bambino di 2 anni, chi meglio di lei può occuparsi della maternità
per il blog di Aspeera?

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